Insegnare oggi …

Insegnare musica nel nostro tempo

Quando, venticinque anni fa, iniziai a insegnare pianoforte, questo lavoro godeva di una considerazione diversa. Le persone guardavano all’insegnante con maggiore rispetto. Paradossalmente, allora sapevo meno di oggi, ma trovavo più curiosità, più desiderio di imparare, una volontà autentica di conoscere la musica e di portarla nella propria vita quotidiana.

Esisteva un rapporto di collaborazione reale tra insegnante, allievo e famiglia: un percorso condiviso per dare forma a desideri che, stagione dopo stagione, crescevano ed evolvevano insieme.

Oggi, dopo venticinque anni, mi trovo nel momento più alto della mia storia musicale e didattica. Ho maturato competenze profonde: riconosco ad occhi chiusi note, dita, errori, atteggiamenti da correggere; ho sviluppato capacità organizzative e sono finalmente in grado di costruire progetti di studio seri, strutturati e coerenti.

Eppure, proprio ora, mi trovo spesso davanti a persone sorde e cieche rispetto alle opportunità offerte.

Sempre più frequentemente devo gestire aspetti che non competono al mio ruolo: difficoltà caratteriali, capricci, vizi, disagi personali, vuoti motivazionali, indifferenza, asocialità, mutismo. Mi confronto con genitori inefficaci, privi di una linea educativa chiara e condivisa. In alcuni casi vengo vissuto come un “aiuto compiti”, una compagnia per qualche ora al mese, più che come una figura che insegna seriamente pianoforte e musica.

So bene che non è così per tutti, e nessuno si senta chiamato in causa se non si riconosce in queste parole. Ma sento il dovere di invitare a una riflessione sincera su ciò che accade oggi, perché qualcosa cambierà presto.

Non chiedo di essere messo su un podio — non mi interessa — ma desidero poter insegnare musica e pianoforte senza dovermi occupare dei fondamentali dell’educazione, del rispetto e dei ruoli che dovrebbero essere già chiari in qualsiasi scuola di musica.

Nella mia scuola ci sono qualità, organizzazione, serietà, opportunità concrete: elementi difficili da trovare altrove o spesso proposti come un bene di lusso per pochi. Ho sempre lavorato affinché la musica non fosse “per pochi”, aprendo iniziative a tutti, richiedendo in cambio solo presenza, impegno e serietà.

Eppure, anche questo, sempre più spesso, non viene valorizzato: diventa scontato, un dovere silenzioso.

Il mio intento è continuare a crescere professionalmente nella parte finale del mio percorso di vita. Ma, andando avanti con questo trend, saranno necessari cambiamenti importanti. Dovrò migliorare e trasformare questa situazione, anche prendendo decisioni difficili: allontanare chi non è in grado di condividere i valori fondamentali di un rapporto corretto tra studio, scuola e insegnante.

Spero che ognuno possa fare la propria riflessione con onestà e, se si sente coinvolto in quanto ho scritto, chiedere spiegazioni e aprire un dialogo.

Il catalogo è questo

Finalmente è uscita la prima metà del mio progetto didattico.

Ho ideato una nuova didattica per le nuove generazioni, cercando di avvicinare alla musica chiunque abbia curiosità e interesse, magari con poco tempo a disposizione, metodo collegato ai corsi di pianoforte che offre la possibilità di fare un esperienza non banale col pianoforte e la musica.

Le parole della musica

Quest’ultimo anno tante cose sono accadute nel mio percorso, direi comunque molto belle, perché hanno dato vita a nuove strade e nuovi viaggi, quando si inizia qualcosa deve arrivare sicuramente.

Oltre alla musica nuova che ho scritto, ai metodi, ai brani per i giovani e meno giovani, sono arrivati due testi letterari.

Uno dedicato completamente alla musica che è in fase di scrittura, ma vorrei dare un anticipo, perché i tempi per certe letture sono maturi… in estate sarà terminato