Cosa sono i concorsi pianistici.

Dopo diversi anni che preparo i miei studenti ai concorsi pianistici che si svolgono in Italia, é arrivato il momento di raccontare alcune cose:

Qualche anno fa quando organizzavo una riunione di classe avevo almeno la metà degli iscritti presenti, allora ero più giovane, con meno esperienza, adesso che avrei più cose da trasmettere, nuovi imput, nuove direzioni, ho sospeso le riunioni per assenza di partecipazione. Abbiamo tutti mille cose da fare e siamo stanchi di chiacchiere , si sopravvive lo stesso. Capisco bene la situazione e in parte mi trovo d’accordo, ma almeno spendiamo 5 minuti per leggere questo post che rimarrà online per anni.

Partecipare ad un concorso pianistico significa avere voglia di confrontarsi con gli altri, coi maestri in giuria e con noi stessi. Se partecipiamo facciamolo con lo spirito giusto e la preparazione seria, indipendentemente da quello che sarà il risultato, ma almeno andiamo dopo aver fatto un giusto percorso. Io non spingo nessuno a fare questa esperienza, la suggerisco poi lascio che si sviluppa da sola nella mente dello studente, sempre incoraggiandolo, assicurando la mia presenza, supporto e strategia migliore.

Non paragoniamo un concorso pianistico ad una gara del tipo televisivo, non è uguale, in palio abbiamo delle conferme di dove siamo arrivati e di dove dobbiamo andare, non la popolarità.

I concorsi che cambiano la vita si fanno verso i 20 anni e sono pochi in tutto il mondo quelli determinanti, gli altri sono esperienze formative, fondamentali per costruirsi una struttura musicale prestazionale. Alcuni genitori mi chiedono o mi impongono di far studiare i propri figli un certo tempo al giorno, ancora come 50 anni fa sento dire che si deve studiare un’ora al giorno, forse va bene per la palestra, ma per il pianoforte può essere a volte troppo,altre giusto o talvolta poco. Come si può stabilire il tempo in modo matematico? È und discorso superficiale e poco professionale. Chi insegna e chi studia , sa che in ogni seduta possono nascere dei problemi e vanno risolti in breve tempo e quindi si aumentano i minuti di lavoro, altre volte va tutto bene e si chiude prima la giornata di studio, quando ci prepariamo per un esame, concerto o concorso abbiamo una tabella giornaliera da seguire e va rispettata il più possibile, é lì che l’insegnante deve saper lavorare con perfezione, nei tempi e nella chiusura del pezzo. Gli studenti devono vivere bene il periodo di formazione, essere rilassati e non tesi da senso di inferiorità, di ritardo , da incapacità o difficoltà insormontabili, ma consapevoli del miglioramento in atto, certamente dopo un periodo di studio intenso avranno benefici musicali importanti, ecco perché sono utili queste esperienze. Non abbiate paura di delusioni o di sconfitte, non è una partita di calcio che chi perde viene preso a fischi o bullizzato, ma sono serie occasioni per crescere, pensare e trasformare. Io come insegnante lo faccio continuamente, propongo tante iniziative, chi non fa nulla piano piano si allontana anche dallo strumento, abbiamo bisogno di generare un terremoto per far cadere una foglia dall’albero della noia . É normale che se vogliamo bene a qualcosa o qualcuno diamo la massima cura , sennò lo utilizziamo per un bisogno momentaneo e inconsapevole per poi dire nei tempi futuri: se avessi proseguito diventavo qualcuno, ma il mio insegnante non mi capiva, non mi ha mai spinto, non mi faceva mai suonare ….. vi ricorda il personaggio Pinocchio ? A me tantissimo….

Non troviamo scuse continuamente, facciamole le esperienze e ascoltiamo chi ci suggerisce qualcosa, non è per utilizzarvi come fonte economica, ma come desiderio di fare qualcosa che vi renderà felici e avere ricordi positivi nel tempo, saranno sicuramente conversazioni più interessanti quando direte con qualcuno ciò che avete fatto e imparato , anziché di quello che avete fallito o rinunciato per vizio.

Spero di vedervi numerosi alle prossime attività, ma soprattutto con entusiasmo.

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